lunedì, 22 settembre 2008

Questa mattina, su Repubblica, è possibile leggere una lettera.

L'ha scritta Roberto Saviano, dopo la strage di Castel Volturno.

 

"Perché il dolore porta ad ammutolire, perché l'ostilità porta a non sapere a chi parlare. E allora a chi devo rivolgermi, che cosa dico? Come faccio a dire alla mia terra di smettere di essere schiacciata tra l'arroganza dei forti e la codardia dei deboli?"

Ecco i nomi, i nomi dei responsabili... "ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pietro Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all'impazzata, per caricarsi si strafanno di cocaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka. Sparano a persone disarmate, colte all'improvviso o prese alle spalle. Non si sono mai confrontati con altri uomini armati. Dinnanzi a questi tremerebbero, e invece si sentono forti e sicuri uccidendo inermi, spesso anziani o ragazzi giovani. Ingannandoli e prendendoli alle spalle.
E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, "così è sempre stato e sempre sarà così"?

Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire "non faccio niente di male, sono una persona onesta" per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?

Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia" [..]

"Non posso credere che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla".

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martedì, 16 settembre 2008
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Fuori dal tempo. Nel nord dell’Albania.
Le Vergini Giurate: un giorno hanno rinunciato ad essere donne, per sempre.
Perché la vita è regolata dal Kanun, un codice di leggi, severo e indiscutibile. Un codice maschile, il codice di sangue, che pone l’uomo al potere.
Le Vergini Giurate sono uomini, donne che subendo la metamorfosi di una notte sono oggi uomini, ubriache come uomini. Da questo momento Virgjina assume un comportamento maschile, prende un nome da uomo, si arma, e fuma, beve e mangia con gli uomini nella stanza dove alle donne non è permesso restare. Inoltre acquisisce il diritto di vendere, comprare e gestire proprietà e può anche partecipare in guerra e nella vendetta tra i clan, nella stessa misura che spetta agli altri uomini. Tutto questo se mancano figli maschi che possano ereditare (in linea femminile non è possibile), se vi è un rifiuto ad accettare il matrimonio con lo sposo promesso scampando così all’orrore della vendetta, tanto che l’astensione dalla vita sessuale e la rinuncia alla femminilità della vergine può bastare.
È una condizione irreversibile, non si torna indietro: è una scelta che ha fine solo con la morte.
Elvira Dones-“Hana”   http://it.youtube.com/watch?v=-aMaI91lA-M
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venerdì, 12 settembre 2008
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sabato, 06 settembre 2008
Una rivolta che travolge mille spazi.
Nel tempo mille voci.
Ma io nel ‘68 non c’ero. Allora ascolto “Revolution” dei Beatles.
 
Una mattina ti svegli e sei in un’altra epoca. Ma non te ne accorgi subito. Te ne accorgi dopo molti anni. Ecco, ad esempio, come entrai nel cosiddetto Sessantotto. Fu una sera. Un amico di nome Piero mi portò a casa di un suo amico, un giovane professore universitario di economia, ancora oggi, mi dicono, stalinista. Sua moglie, una giovane bella e dagli occhi lucidi, aveva appena comprato una casa a Trastevere e la inaugurava. Saremo state una decina di persone, quasi tutte taciturne, come abiti appesi a stampelle. Ero un ragazzo che veniva dalla parrocchietta, giocavo bene a biliardino, scrivevo poesiuole, studiavo fisica all’Università, indossavo la giacca di mio fratello e i calzoni mi toccavano le scarpe. L’appartamento di Trastevere era tappezzato di libri e profumava di incensini orientali, dolciastri, esotici, per me assolutamente nuovi, che tuttavia somigliavano all’odore di borotalco Felce Azzurra Paglieri. Sul giradischi la chitarra, l’armonica a bocca e la voce un po’ gnocca di Bob Dylan. Mai sentita prima. La padrona di casa mi invitò a ballare con lei. Da soli io e lei, e intorno quelli che bisbigliavano leggendo il dorso dei libri. Mi stringeva forte e io, con il cuore che mi batteva, fissavo il marito.. che da dietro le teste dei suoi amici mi sorrideva. Strinsi anch’io un po’. E affondai il viso…Che profumo! Mai sentito prima. La mattina dopo decisi di farmi crescere la barba: ero entrato nel Sessantotto. (Vincenzo Cerami)
 
C’è chi lo racconta come una svolta epocale, come il momento di cambiare, come il sogno, come la capacità di indignarsi e di essere ribelli. C’è chi parla, invece, di violenza, di distruzione dei valori, di prevaricazione e di odio.
E’ difficile tentare un bilancio, anche dopo solo quarant’anni.
Il movimento largamente spontaneo aveva per protagonisti soprattutto i giovani: la rivolta si manifestava sotto forma di ribellione violentemente critica nei confronti dell’ordine dominante. Era il progetto di una “lunga marcia attraverso le istituzioni”, formulato in origine dalla nuova sinistra tedesca: un movimento che avrebbe dovuto trasformare l’intera società, in contrapposizione al modello classico della rivoluzione leninista, concentrato sulla presa del potere politico. L’eco della rivolta, dopo gli Stati Uniti, la Cecoslovacchia, il maggio francese, il Messico, la Polonia, la Spagna.., arrivava in Italia: cortei, picchetti, scontri con la polizia, lotta contro i docenti.. Torino, Roma, Pisa, Trento, Milano, gli studenti si pongono come un’unica avanguardia con uno stesso modo di pensare.. tra gli altri, il pensiero di Marcuse.
Tutto sembra possibile: disegnare un mondo di uguali, contraddire le regole di un insegnamento vecchio e stantio, esplorare il sesso rompendo ipocriti tabù.
Pian piano gli slogan “L’immaginazione al potere” o “vietato vietare” perdono la loro efficacia comunicativa.
Troppe le contraddizioni, le storture, il disincanto.
Ma ancora oggi la traccia è indelebile.
Cos'è stato il '68?
Rivoluzione, conformismo, delusione, ricordo profondo..?
 
foto_68
 
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venerdì, 01 agosto 2008

tre_più_uno

Estate di caldo di riposo di sole di mare di strade di feste di chiacchiere di mani..

di pensieri spregiudicati..

Buona estate

di qualunque cosa voi vogliate

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giovedì, 17 luglio 2008

terra_005

 

 

"Vista dallo spazio la Terra è bellissima:

ha forma rotonda ed è di colore azzurro.

Non si vedono nè confini nè frontiere".

Jurij Gagarin (1961)

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martedì, 08 luglio 2008
libertaLa miglior risposta.
Il popolo.
In piazza.
 
Questo pomeriggio- alle 18.00- si scende in piazza, in Piazza Navona, a Roma, per dire NO, in contemporanea con l’iter di approvazione della legge sulle intercettazioni.
NO alle leggi incostituzionali, NO alle leggi che violentano la Costituzione.
Perché questa Carta non è un foglio pubblicitario o un noioso catalogo; è (soltanto..) sinonimo di garanzia, di pluralità di gruppi, di interessi, di idee, di valori.
E’ l’unico limite ai poteri assoluti e dispotici, alla malcelata tentazione autoritaria.
Perchè la libertà (quella tanto assoluta e prepotente libertà) si può togliere anche solo con una firma.
Si vuole e si deve gridare NO alle leggi-canaglia, prodotte dal governo Berlusconi.
Ma in piazza l’opposizione non ci sarà.
Di Pietro sì. E’ lui (lui che è stato un Pubblico Ministero) che ha intenzione di formulare un grappolo di refrendum per l'abrogazione di queste leggi contro la democrazia, e se necessario promuoverà anche azioni di disobbedienza civile come la pubblicazione degli atti giudiziari.
 
Nessuno può più rimanere a guardare.
L’informazione è controllata in maniera incontrollabile.
La magistratura è stata svuotata e abbandonata agonizzante su un marciapiede.
La libertà è morta.
 
Non può esserci ancora indifferenza.
 
 
Tutte le piazze d’Italia dovrebbero farsi presenza viva e urlare insieme NO.
 
 
Noi con la piazza.
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categoria:italia, politica, piazza
domenica, 06 luglio 2008
buona domenica
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mercoledì, 02 luglio 2008
venerdì 4 luglio si riunisce in piazza libertà il coordinamento della sinistra
in vista delle elezioni del 2009, con l'obiettivo di "costruire insieme la città di domani"
"fuori dalle logiche di potere, dentro ai bisogni dei cittadini" (slogan ripresi dal volantino di presentazione dell'iniziativa, ndr)
una serie di proposte è stata presentata riguardo i temi della politica, dell'ambiente, della cultura, dell'urbanistica, dello sviluppo economico, del welfare
(neanche a farla apposta sono gli stessi temi proposti da acidofolico)
è chiaro che qualcosa di nuovo si sta muovendo nel paese, una rinata voglia di partecipare alla vita sociale e politica cittadina
stiamo a guardare, con la speranza che questa iniziativa, segnata in ogni caso dall'appartenza politica, non si pieghi ad atteggiamenti che ormai sono vecchi e consunti, a quella consuetudine sclerotizzata che ammorba ogni contesto che si dice politico
con l'occasione vorremmo anche lanciare una riflessione più profonda: il cambiamento può partire solo dalla politica, o ci sono strade alternative, meno "comode" e meno tracciate per farsi largo in un contesto sempre più nebbioso e difficile da decifrare?
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categoria:cultura, politica, cittadinanza attiva, campi
domenica, 29 giugno 2008
buona domenica a tutti
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giovedì, 26 giugno 2008

                                                            Film, a Campi.campi-film-festival

E non si cercano comparse né si approfitta della calda scenografia salentina.
I film, questa volta, li proiettano.
Lo chiamano Campi Film Festival: venerdì 27 giugno, “Sangue Vivo” di Edoardo Winspeare e “La Terra” di Sergio Rubini; domenica 29, “Il sibilo lungo della Taranta” di Paolo Pisanelli e “Liberate i Pesci” di Cristina Comencini.
Due film a sera, dunque, e nell’intervallo la degustazione di prodotti tipici salentini.
 
Ad organizzare l’evento l’Associazione Culturale Freezone in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Campi Salentina.
 
La prima Rassegna cinematografica.
                                                           In Piazza Libertà.
 
 
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categoria:cultura, salento, piazza, campi
domenica, 22 giugno 2008
«Δίχα δ’ Î¬λλων μονÏŒφρων ειμί»
 
“Io penso diverso dagli altri”
 
-Eschilo, Agamennone, vv. 757-758-
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venerdì, 20 giugno 2008
Bologna, 16 giugno 2008
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Silvio Berlusconi
Al Ministro dello Sviluppo Economico
On. Claudio Scajola
Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca
On. Mariastella Gelmini
Lettera Aperta
Le scelte energetiche per il futuro dell’Italia
Uno dei problemi più delicati e più difficili che il nostro Paese ha oggi di fronte è quello dell’energia; le decisioni che verranno prese a questo riguardo condizioneranno non solo la nostra vita, ma ancor più quella dei nostri figli e dei nostri nipoti. Per prendere decisioni sagge su un tema così complesso è necessaria una forte collaborazione fra scienza e politica.
Siamo un gruppo di docenti e ricercatori di Università e Centri di ricerca e, in virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, abbiamo sentito il dovere di esprimere la nostra opinione sul problema energetico con l’appello riportato sul sito:
www.energiaperilfuturo.it
L’appello, sottoscritto da più di milleduecento docenti e ricercatori, sottolinea l’urgenza che nel Paese aumenti la consapevolezza riguardo la gravità della crisi energetica e climatica, insiste sulla necessità del risparmio e di un uso più efficiente dell’energia ed esorta il governo a sviluppare l’uso delle energie rinnovabili ed in particolare dell’energia solare.
A nostro parere l’opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità di combustibili nucleari.
La più grande risorsa energetica del nostro pianeta è il Sole, una fonte che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantità di energia, 10.000 volte quella che l’umanità intera consuma. Sviluppare l’uso dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che è la qualità distintiva dei veri statisti. E’ un guardare lontano nel tempo, perché getta le basi per un positivo sviluppo tecnologico, industriale ed occupazionale del nostro Paese, senza porre pericolosi fardelli sulle spalle delle prossime generazioni. E’ un guardare lontano nel mondo, perché, a differenza dei combustibili fossili e dell’uranio, l’energia solare e le altre energie rinnovabili sono presenti in ogni luogo della Terra e, quindi, il loro sviluppo contribuirà al superamento delle disuguaglianze e al consolidamento della pace.
Saremo ben lieti di mettere a disposizione le nostre competenze per discutere il problema energetico in modo approfondito nelle sedi opportune.
 
Il Comitato promotore
Vincenzo Balzani (Presidente), Università di Bologna
Vincenzo Aquilanti, Università di Perugia
Nicola Armaroli, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna
Ugo Bardi, Università di Firenze
Salvatore Califano, Università di Firenze
Sebastiano Campagna, Università di Messina
Luigi Fabbrizzi, Università di Pavia
Michele Floriano, Università di Palermo
Giovanni Giacometti, Università di Padova
Elio Giamello, Università di Torino
Giuseppe Grazzini, Università di Firenze
Francesco Lelj Garolla, Università della Basilicata
Luigi Mandolini, Università La Sapienza, Roma
Giovanni Natile, Università di Bari
Giorgio Nebbia, Università di Bari
Gianfranco Pacchioni, Università Milano-Bicocca
Paolo Rognini, Università di Pisa
Renzo Rosei, Università di Trieste
Franco Scandola, Università di Ferrara
Rocco Ungaro, Università di Parma
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mercoledì, 18 giugno 2008
la vera rivoluzione è quella che parte dal basso
dagli animi, dalle idee, da parole scambiate senza alcun microfono, da circolazione libera di pensiero, dalla libertà, da quella fresca e leggera sensazione di libertà
due esempi di questa libertà:
il primo ieri sera, con il maxischermo in piazza libertà (neanche a farla apposta), a vedere la partita, a creare un momento di aggregazione gratuito, sincero, libero, autoorganizzato, senza logiche di presenza, senza interessi imposti, un modo autentico e limpido di dare vita ad un bene sfregiato e male utilizzato che ci è costato quasi due milioni di euro
il secondo è la ragazza (o a 12 anni si parla ancora di bambina?) che ammutolisce l'assemblea dell'ONU parlando per 6 minuti e 41
in un passaggio del suo discorso dice: "perdere il mio futuro non è come perdere le elezioni"
è andata all'ONU, per dirlo in faccia a chi ci governa e a chi crede che possa governare, oltre alle nostre tasche e ai nostri bisogni anche le nostre menti
 
 
 
forse l'unica rivoluzione possibile è proprio questa: l'autoorganizzazione, la presa di coscienza, l'assunzione di responsabilità, la speranza di poter cambiare, il fatto di crederci e di buttarsi a piene mani per realizzarlo
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categoria:cultura, politica, internazionale, cittadinanza attiva, società, piazza, campi
lunedì, 16 giugno 2008
basilehttp://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/lecce-ucciso-idv/ultima-riunione/ultima-riunione.html
Parole come rinnovamento, ideali, principi, valori, bene comune, impegno civile, politica, cosa rappresentano di fronte a questa attualità?
di cosa vogliamo parlare quando parliamo di politica?
probabilmente prima di farlo dovremmo renderci conto che mancano i presupposti del vivere civile...
perchè l'omicidio di Giuseppe Basile è successo a Ugento, ma quello che vi ci ha portato, quello che c'è prima, e quello che continuerà a rimanere dopo, sono storia comune e presente di tutto il paese, di tutto il sistema italiano...
se si arriva alla morte come soluzione dei problemi, non c'è qualcosa che non va... c'è tutto che non va.
E purtroppo, dalla nostra storia, dalla storia della nostra repubblica, che è passata attraverso tanti di questi episodi, continuiamo a non imparare niente...
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categoria:cultura, politica, società
domenica, 15 giugno 2008
per chi sogna di andare via
per chi è sempre stato qui
per chi è fuori ma vuole tornare
 
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giovedì, 12 giugno 2008
Questo è un regime moderno, anzi postmoderno e postideologico. La prima degenerazione di una democrazia occidentale dopo il crollo del muro di Berlino. Un «regime mediatico», per dirla con Indro Montanelli e Giovanni Sartori. «Plutomediatico», come lo chiama Franco Cordero. Un regime fondato sullo strapotere del denaro e sul monopolio dell’informazione.
 
 
Sul finire degli anni Ottanta, prima della discesa in campo, l’aveva convocato ad Arcore per ingaggiarlo nelle sue tv. Biagi ci era andato con la moglie Lucia. «Lei è un fuoriclasse, deve venire a lavorare da noi», aveva esordito il Cavaliere. «Poi» racconta Biagi «estrasse il libretto degli assegni, lo aprì e me lo mise davanti: “Metta lei la cifra”. Io risposi: “No, grazie.” A quel punto il Cavaliere si rivolse a mia moglie: “Signora Lucia, lei lo sa che ho fatto la corte più a suo marito che alle mie donne?”. E lei, pronta: “Si vede che lei non è il suo tipo”..».
 
“Qui ad Atene, noi facciamo così.
Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private.
Ma in nessun caso si avvale delle pubbliche cariche per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso.
La nostra città è aperta ed è per questo che noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così”.
Pericle, discorso agli ateniesi, 461 a.C.
 
 
(Spunti tratti da Peter Gomez, Marco Travaglio, “Regime”, BUR, 2004)
 
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categoria:italia
mercoledì, 11 giugno 2008
CittàlibroUna città conserva gelosamente arte e cultura, e un libro. Anzi no, più libri.
Tanti libri per una città.
Una città di tanti libri, una città per tanti libri.
Eppure la Città del Libro è inversamente proporzionale, nella sua riuscita, alla sua immensa carica positiva.
Se ci si diletta nella lettura dei programmi, in anteprima, viene da sorridere e/o ridere: un intreccio di incontri con gli scrittori, dibattiti e tavole rotonde di argomento letterario, storico, filosofico e scientifico e presentazioni-spettacolo, laboratori, mostre e installazioni, proiezioni e workshop, spettacoli teatrali e musicali, incontri informali con gli autori tra gli stand.. da Giulio Andreotti, passando per Sveva Casati Modignani, fino a Francesco Giorgino.. tra i grandi comunicatori.
Ma si sa, la confezione inganna gli occhi.
Si rischia una crisi di fegato nello scorrere i libri pronti per essere acchiappati; molti potrebbero rispondere: c’è sempre il bestseller della stagione! Allora noi preferiamo restare a guardare per tutti e cinque i giorni o, al più, ad interrogarci se sia davvero il caso di acquistare un libro, fosse anche uno qualsiasi scelto a caso nel mucchio.
Si rischia una crisi anche quando si osserva la maggior parte dei visitatori che coglie nell’evento culturale l’occasione per fare una rilassata passeggiata tra le pagine tinte di nero (come in quella novella in cui si chiedevano libri per arricchire una stanza della casa, scegliendo per colore della copertina e dimensione del volume, quasi fosse l’accostamento di maglietta e pantalone). Accanto a questi, chi ne approfitta per conversare piacevolmente con amici e parenti e poi chi fa un giro in fretta con lo sguardo perso tra le luci e il cielo (anche perché i libri lo annoiano parecchio), ma non si dica che non è passato.
Addebitamolo al programma.
Sorvoliamo –per ragioni di gusto- sul prepotente dispiegamento di forze umane che collaborano alla realizzazione dell'evento, neppure fosse un summit tra rabdomanti.
Ma c’è dell’altro.
C’è il Polo Fieristico, il sorriso degli organizzatori entusiasti, c’è il freddo dell’inverno, ci sono le scolaresche, c’è il centro storico e gli eventi collegati alla fiera..
c’è lo sguardo verso il futuro: un paradosso di cui è bello infiorarsi..
 
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categoria:cultura, campi
lunedì, 09 giugno 2008
La Verità, che stava in fonno ar pozzo,
una vorta strillò: -Correte, gente,
ché l’acqua m’è arrivata ar gargarozzo!-
La folla corse subbito
co’ le corde e le scale: ma un Pretozzo
trovò ch’era un affare sconveniente.
- Prima de falla uscì, - dice- bisogna
che je mettemo quarche cosa addosso
perché senza camicia è ‘na vergogna!
Coprìmola un po’ tutti: io, come prete,
je posso da’ er treppizzi; ar resto poi
ce penserete voi…
 
 
- M’associo volentieri a la proposta:
- disse un Ministro ch’approvò l’idea-
pe’ conto mio je cedo la livrea
che Dio lo sa l’inchini che me costa;
ma ormai solo la giacca
è l’abbito ch’attacca… -
Bastò la mossa: ognuno,
chi più chi meno, je buttò una cosa
pe’ vedé de coprilla un po’ per uno;
e er pozzo in un baleno se riempì:
da la camicia bianca d’una sposa
a la corvatta rossa d’un tribbuno,
da un fracche aristocratico a un cheppì.
 
Passata ‘na mezz’ora,
la Verità, che s’era già vestita,
s’arrampicò a la corda e sortì fòra;
sortì fòra e cantò: -Fior de cicuta,
ner modo che m’avete combinata
purtroppo nun sarò riconosciuta!
 
 
(Trilussa)
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domenica, 08 giugno 2008
buonadomenica
di mare
di studio
di diverimento
di solitudine
di rilfessione
di costruzione
di relax
di viaggio
di sonno
di baldoria
buona domenica
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venerdì, 06 giugno 2008
Ahi serva Italia, di dolore ostello, 
nave sanza nocchiere in gran tempesta, 
non donna di province, ma bordello! 
      Quell'anima gentil fu così presta, 
sol per lo dolce suon de la sua terra, 
di fare al cittadin suo quivi festa; 
      e ora in te non stanno sanza guerra 
li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode 
di quei ch'un muro e una fossa serra. 
      Cerca, misera, intorno da le prode 
le tue marine, e poi ti guarda in seno, 
s'alcuna parte in te di pace gode. 
      Che val perché ti racconciasse il freno 
Iustiniano, se la sella è vota? 
Sanz'esso fora la vergogna meno. 
      Ahi gente che dovresti esser devota, 
e lasciar seder Cesare in la sella, 
se bene intendi ciò che Dio ti nota, 
      guarda come esta fiera è fatta fella 
per non esser corretta da li sproni, 
poi che ponesti mano a la predella. 
      O Alberto tedesco ch'abbandoni 
costei ch'è fatta indomita e selvaggia, 
e dovresti inforcar li suoi arcioni, 
      giusto giudicio da le stelle caggia 
sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto, 
tal che 'l tuo successor temenza n'aggia! 
      Ch'avete tu e 'l tuo padre sofferto, 
per cupidigia di costà distretti, 
che 'l giardin de lo 'mperio sia diserto. 
      Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, 
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: 
color già tristi, e questi con sospetti! 
      Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura 
d'i tuoi gentili, e cura lor magagne; 
e vedrai Santafior com'è oscura! 
      Vieni a veder la tua Roma che piagne 
vedova e sola, e dì e notte chiama: 
«Cesare mio, perché non m'accompagne?». 
      Vieni a veder la gente quanto s'ama! 
e se nulla di noi pietà ti move, 
a vergognar ti vien de la tua fama. 
      E se licito m'è, o sommo Giove 
che fosti in terra per noi crucifisso, 
son li giusti occhi tuoi rivolti altrove? 
      O è preparazion che ne l'abisso 
del tuo consiglio fai per alcun bene 
in tutto de l'accorger nostro scisso? 
      Ché le città d'Italia tutte piene 
son di tiranni, e un Marcel diventa 
ogne villan che parteggiando viene. 
      Fiorenza mia, ben puoi esser contenta 
di questa digression che non ti tocca, 
mercé del popol tuo che si argomenta. 
      Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca 
per non venir sanza consiglio a l'arco; 
ma il popol tuo l'ha in sommo de la bocca. 
      Molti rifiutan lo comune incarco; 
ma il popol tuo solicito risponde 
sanza chiamare, e grida: «I' mi sobbarco!». 
      Or ti fa lieta, ché tu hai ben onde: 
tu ricca, tu con pace, e tu con senno! 
S'io dico 'l ver, l'effetto nol nasconde. 
      Atene e Lacedemona, che fenno 
l'antiche leggi e furon sì civili, 
fecero al viver bene un picciol cenno 
      verso di te, che fai tanto sottili 
provedimenti, ch'a mezzo novembre 
non giugne quel che tu d'ottobre fili. 
      Quante volte, del tempo che rimembre, 
legge, moneta, officio e costume 
hai tu mutato e rinovate membre! 
      E se ben ti ricordi e vedi lume, 
vedrai te somigliante a quella inferma 
che non può trovar posa in su le piume, 
      ma con dar volta suo dolore scherma.
 
 
(Canto VI, Purgatorio)
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categoria:cultura, italia
giovedì, 05 giugno 2008
“Ma quindici anni sono così pochi che fanno vedere meglio cosa c’è dietro, e ci obbligano a distribuire la responsabilità.
Quindici anni è un’età che bussa alla coscienza di chi ciancia di legalità, lavoro, impegno.
Non bussa con le nocche, ma con le unghie”
 
(Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori, 2006, p.33)
 
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categoria:camorra, criminalità
domenica, 01 giugno 2008
relax (e riflessione) di oggi affidati ad Africa Unite
 
 
buona domenica da acidofolico
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categoria:
venerdì, 30 maggio 2008
 
Pezzi di strada, pezzi di bella città
pezzi di marciapiedi, pezzi di pubblicità
pezzi di cuori, pezzi di fedi
pezzi di chilometri e pezzi di metri
pezzi di icone, pezzi di consigli..
(Francesco De Gregori, Vai in Africa Celestino)
 
 
E' giunta mezzanotte
si spengono i rumori
si spegne anche l'insegna
di quel'ultimo caffè
le strade son deserte
desterte e silenzione,
un'ultima carrozza
cigolando se ne và..
(Domenico Modugno, Vecchio frack)
 
IMG_1443
 
Com'è bella la città
com'è grande la città
com'è viva la città
com'è allegra la città
piena di strade e di negozi
e di vetrine piene di luce
con tanta gente che lavora
con tanta gente che produce.
con le réclames sempre più grandi
coi magazzini le scale mobili
coi grattacieli sempre più alti
e tante macchine sempre di più..
(Giorgio Gaber, Com’è bella la città)
 
Ho sentito
shock in my town
urla di dolore
di generazioni
senza più passato
di neo-primitivi
rozzi cibernetici signori degli anelli
orgoglio dei manicomi
shock in my town
(Franco Battiato, Shock in my town)
 
 
 
Tutta mia la città, un deserto che conosco
Tutta mia la città, questa notte un uomo piangerà..
(Equipe84, Tutta mia la città)
 
 
Strade che si lasciano guidare forte
Strade che si lasciano dimenticare
(Subsonica, Strade)
 
 
 
 
 
apriamo la discussione sul tema delle infrastrutture e dell'urbanistica del paese
piani regolatori, abusi, divieti, tutto quello che vi viene in mente
solo un dato tanto per dare il via: a Campi ci sono case per 25000 abitanti, a stento raggiungiamo gli 11000 (compresi fuorisede)
 
 
 
Ambiente ed Energia
http://acidofolico.splinder.com/post/17199635/Ambiente+ed+Energia
     
e la campagna PROVIAMOCI
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categoria:urbanistica, campi, infrastrutture
mercoledì, 28 maggio 2008
Jack-Nicholson-Photograph-C12148072
Insomma sta storia della violenza, del bullismo, delle nuove forze parapolitiche che si animano, questa ondata di “odio”, da dove nasce?
È vera?
Esiste veramente?
C’è qualche connessione tra “porta a porta” che dedica la metà delle sue trasmissioni al caso di Cogne e il bullo di periferia che minaccia gli amici?
C’è qualche connessione tra deputati che festeggiano con mortadella e champagne la caduta di un governo o che si scazzottano in diretta tv e le ferocità che si sentono sempre più spesso?
C’è qualche connessione tra Borghezio che disinfetta i treni e la microciminalità che si insinua anche nelle zone del paese tradizionalmente tranquille?
E gli extracomunitari?
E gli immigrati clandestini futuri colpevoli del reato di esistenza?
 
Perché la questione sicurezza sta prendendo così piede?
Abbiamo veramente paura?
O ce la stanno facendo venire?
 
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categoria:società
lunedì, 26 maggio 2008

nucle

C’è un nuovo decreto, un altro.
Questa volta però è una cosa seria. C’è di mezzo un segreto.
 
Il segreto è quella cosa intima che non si vuole rivelare a nessuno o che è a conoscenza di poche persone che non vogliono sia divulgata.
 
C’è il segreto d’ufficio, il segreto sacramentale, il segreto epistolare, il segreto professionale, il segreto industriale..
 
..e il Segreto di Stato, relativo, appunto, alla sicurezza interna ed internazionale dello Stato.
Se è un segreto allora non lo posso dire. Né lo voglio sapere!
Infatti, l’art. 261 del codice penale prevede che sia chi rivela e sia chi ottiene la notizia di carattere segreto è punito con la reclusione non inferiore a 5 anni.
 
Questo decreto (tecnicamente Dpcm) è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 16 aprile 2008, n.90.
 
E l’energia.. è un segreto?
Il segreto sì è segreto.
 
Il provvedimento prevede che si applichi il segreto di stato agli «stabilimenti civili di produzione bellica, agli impianti [...] per la produzione di energia e ad ogni altra infrastruttura critica»; «nei luoghi coperti dal segreto di stato le funzioni di controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie locali e dal corpo dei vigili del fuoco, sono svolte da autonomi uffici di controllo». Le amministrazioni che gestiscono il sito, inoltre, «non sono tenute agli obblighi di comunicazione verso le aziende sanitarie locali e il corpo nazionale dei vigili del fuoco»; informazioni che, secondo la disposizione legislativa, rientrano nel segreto di stato sono «le notizie, i documenti, gli atti, le attività, i luoghi e le cose attinenti alle materie di riferimento», in poche parole tutto ciò che riguarda il sito in esame.
 
Ci saranno dei segreti.
Questo vuol dire che non circoleranno informazioni.
Questo vuol dire che non intercorreranno relazioni di conoscenza dei fatti.
Ci sarà silenzio.
 
E questo perché è un segreto.
Giuridicamente, la situazione si profila sotto due aspetti:
uno passivo, per cui il segreto importa il divieto, per chi non è autorizzato, di procurarsi, divulgare o utilizzare le notizie relative ad un dato oggetto (nella fattispecie, l’energia),
uno attivo, per cui esso dà luogo al diritto di determinate persone di escludere altri dalla conoscenza, dalla comunicazione, dallo sfruttamento di quelle notizie.
 
Adesso non te lo dico più. Perché è un segreto.
 
Una cosa invece non è più segreta.
E cioè l’idea di piantare una centrale nucleare nei pressi di Avetrana, comune della provincia di Taranto.
Ma veramente il nucleare è la risposta?
Veramente le rinnovabili (eolico+solare+biomasse) non costituiscono una valida alternativa al nucleare?
Veramente l’Italia ha questo problema energetico gravissimo la cui soluzione è l’installazione di impianti nucleari che richiedono 10-12 anni di tempo per la costruzione (nel resto del mondo, figuriamoci in Italia) e i cui investimenti tornano indietro solo dopo decine di anni?
Dove sta il segreto?
  
 
Ambiente ed Energia
     
e la campagna PROVIAMOCI
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categoria:ambiente, energia
domenica, 25 maggio 2008
la domenica merita un pò di sano relax
buona domenica a tutti da acidofolico
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categoria:
venerdì, 23 maggio 2008
Immagine
La Cultura, concetto astratto e insieme azione pratica, è spesso snobbata eppure è determinante per la crescita di uno stato e quindi di ogni comunità civile (anche Campi Salentina). Essa non si ferma all’identità di un paese, ma accresce lo spirito critico nella società, accende speranze per sistemi di lavoro più equi e produce anche un mercato e un’economia più solida (se praticata con sistematicità e intensità).
 
La cultura si può intendere in un’accezione più ampia: in quanto sensibilità e conoscenza approfondita, attiva (anche passiva e quindi con senso negativo), interna o esterna ad un popolo, di un determinato contesto storico, sociale e anche “culturale”.
Quest’ultimo ambito, la cultura della cultura, spiega il significato, più circoscritto, quello che comprende l’arte figurativa, la musica, il teatro, il cinema, la letteratura, la gastronomia, ogni espressione artistica dell’uomo per l’uomo, dell’uomo con l’uomo, in un’unione di intenti e di speranze, anche tra popolazioni e…appunto… “culture” diverse.
Infatti, non c’è cultura cosciente e certa di se stessa se non si comprende una cultura “altra” (concetto espresso in modo tanto efficace dai Sud Sound System in Le radici ca tieni).
La xenofobia e la considerazione superficiale che presenta oggi la società italiana di fronte ai gravissimi e profondissimi problemi dell’immigrazione, del disagio sociale, interno ed esterno al nostro paese si giustifica anche con la circostanza che lo spirito (e quindi la cultura) di accoglienza e di rispetto del diverso e del sofferente non è profondamente radicato in noi.
Allo stesso modo, se l'opinione pubblica italiana non ha la sensibilità (e quindi la cultura) verso i temi legati all’ambiente, non si porrà interrogativi e questioni riguardo ai problemi esistenti, che quindi non analizzerà mai a fondo e non risolverà (Salerno e provincia sono state le uniche aree urbane della Campania “infelix” a non avere la spazzatura per le strade!!...Perchè?? Perchè esiste la “cultura” dello smaltimento differenziato e del riciclo).
 
Sappiamo bene la difficoltà che ha la cultura ad essere considerata la principale chiave di lettura delle questioni quotidiane e delle politiche socio-economiche di un Paese; se così fosse, questo frutterebbe all’Italia molto più di quanto si pensi.
 
Se si parla di Italia, si parla anche del suo Meridione: in esso esiste un patrimonio culturale immenso legato al passato e al presente, che può diventare, attraverso una miniera di idee potenzialmente fantastiche ma praticamente ancora inespresse, linfa per il futuro.
Parlando di Italia, si parla anche di Salento: il suo mare è stato e dovrà sempre essere punto di incontro…le sue masserie possono diventare reti di Ecomusei…La sua archeologia industriale nuova fabbrica di saperi…le sue piazze tornare agorà pronte ad accogliere ogni genere artistico, ogni confronto tra le etnie della Terra…
Ma se pensiamo al Salento, pensiamo anche ad ognuno dei suoi 97 comuni, carichi, di storia, arte, tradizioni, linguaggi…
 
Campi Salentina è uno di questi, un comune che ha fatto nascere menti di eccelsa cultura e valore artistico quali Carmelo Bene e Roberto Cappello. Un comune che ha 20 chiese e 3 conventi per circa 11.000 abitanti, palazzi e antiche case, una delle biblioteche più preziose e uno degli istituti scolastici più importanti che il Sud Italia abbia avuto nella sua storia moderna e contemporanea, una grande piazza, col palazzo marchesale di origine duecentesca e l’imponente chiesa parrocchiale, che poche cittadine della provincia possono vantare, 2 cine-teatri, un centro fieristico, un centro culturale e uno stabile manifatturiero (che potrebbero costituire i 5 nuclei principali della vita culturale della città), uno splendido contado caratterizzato di casine agresti, masserie e cappelle votive. La cultura è nel DNA di questa città.
La città dove si svolge una tra le più grandi antiche fiere mercato del meridione.
La città “del libro”, evento a vocazione nazionale, che cerca di concentrare saperi mondi e letterature.
Cosa aspettiamo?
      
non dimentichiamo gli altri argomenti
Ambiente ed Energia
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e la campagna PROVIAMOCI
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categoria:
giovedì, 22 maggio 2008

tutto_in_equilibrioNoi iniziamo dalla fine

seguiamo questa via..

NUCLEARE

EOLICO

FOTOVOLTAICO

TERMODINAMICO

RACCOLTA DIFFERENZIATA

TERMOVALORIZZATORI

(inceneritori)

si dice di tutto e di più

(più bugie)

Voi che ne pensate?

soprattutto,

che ne pensate per Campi?

 

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categoria:ambiente, energia, campi
mercoledì, 21 maggio 2008
Si capisce dai commenti ai post che c’è un amore verso il nostro paese che va oltre le divisioni partitiche, oltre le logiche affaristiche, oltre gli scopi elettorali.
L’amore per le proprie radici, per quella culla in cui siamo nati, dove siamo cresciuti, dove abbiamo imparato a impennare con le bici, a giocare a pallone sull’asfalto, facendo le porte con due pietre a 20 passi di distanza, e 11 invece per tirare i rigori.
L’amore per le strade che possiedi, di cui conosci la posizione delle ombre in tutte le ore del giorno, l’amore per i volti, per gli angoli, per i soprannomi.
L’amore per i personaggi storici, per i cani che popolano la piazza e prima la villa, l’amore per lo scorcio di cielo che si coglie sollevando lo sguardo oltre la cupola della chiesa madre, l’amore per il dialetto, per le espressioni tipiche di questi metri quadri che ci circondano.
L’amore per un luogo. Che ha cambiato nel tempo colori e architetture, sensi di marcia, prospettive.
L’amore per quel senso comune di appartenenza ad una realtà, l’amore per la propria generazione, per i pomeriggi ai catechismi con gente che adesso è sposata e ha due figli, l’amore per quelli che stanno via, al nord, all’estero, a novoli.
L’amore per quelli che non ci sono più e che fino all’altro giorno incrociavi al semaforo e salutavi col clacson.
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L’amore per la fiera di ottobre, l’estate col mare a due passi da casa.
L’amore per le quattro di mattina, per i giri interminabili tra le strade, per quello spazio tra due file di case in cui corre una strada e uno sguardo.
Questo amore sta emergendo nelle parole dei commenti, nella volontà di recuperare, ri-costruire, consolidare, sovvertire, comprendere, ipotizzare, sognare…
Questo amore ci accomuna.
Sarebbe bello presentare questo amore con degli scatti fotografici, testimoniare la propria appartenenza con un’immagine, oggi che l’immagine conta tutto ma è sostanza vuota, pura forma.
Perché non condensare in una immagine questa forma di amore?
Perché non condividere una visione della visione di ciascuno?
 
Se avete scatti, scorci, immagini, foto, disegni che legate al nostro paese, mandate a questo indirizzo, che pubblichiamo.
Cogliere il buono che c’è, e pure il marcio.
 
acidifolici@gmail.com
 
e non dimenticate la campagna “proviamoci”
http://acidofolico.splinder.com/post/17165578/proviamoci
postato da: acidofolico alle ore 12:56 | Permalink | commenti (13)
categoria:cittadinanza attiva, piazza, campi